Trump alla Nasa: voglio la Luna e poi Marte

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Donald Trump firma oggi una direttiva per far tornare gli americani sulla luna ed eventualmente su Marte. Lo rende noto la Casa Bianca. Il presidente è pronto a firmare la “Space Policy Directive 1” che ordina alla Nasa di “guidare un programma di esplorazione spaziale innovativo per far tornare gli astronauti americani sulla Luna ed eventualmente farli andare su Marte”, ha riferito il portavoce Hogan Gidley. Una mossa, ha spiegato, basata sulle raccomandazioni del National Space Council. “Cambierà la nostra politica sui viaggi umani nello spazio per aiutare l’America a diventare la forza trainante dell’industria spaziale, ottenere una nuova conoscenza del cosmo e sollecitare una tecnologia incredibile”, ha sottolineato Gidley. (ansa)

Gli americani torneranno a camminare sulla Luna e poi voleranno su Marte. Ma questa volta non da soli. Il presidente americano Trump ha firmato il nuovo piano presentato nell’ottobre scorso dallo Space Council, assegnando alla Nasa il compito di predisporre tutto ciò che serve per avviare un insediamento stabile sul nostro satellite naturale. Accanto, alla Casa Bianca, aveva l’astronauta-geologo Jack Schmitt che nel dicembre di 45 anni fa camminò sulle sabbie seleniche assieme a Eugene Cernan; ultima coppia dei dodici esploratori lunari del progetto Apollo. La Nasa dovrà ora elaborare «un progetto di esplorazione innovativo e sostenibile con partner commerciali e internazionali così da consentire l’espansione umana attraverso il sistema solare portando sulla Terra nuove conoscenze e opportunità», precisa il Memorandum. La scelta è maturata velocemente nei mesi scorsi ed era attesa dopo che la Cina e la Russia avevano indicato nella Luna la loro meta strategica. Impossibile immaginare la loro presenza senza una bandiera americana. E così Trump ha modificato il programma spaziale di Obama cancellando il previsto sbarco su un asteroide e sostituendolo con la Luna, ma salvando la meta finale marziana. In pratica, ha ripristinato le decisioni prese dal presidente George W. Bush nel 2004 ma con una visione diversa e più ampia coinvolgendo sia i privati sia partner stranieri che possono essere agenzie ma anche società. L’obiettivo è ridurre l’investimento pubblico e creare delle opportunità per le aziende. Non a caso il primo a condividere l’obiettivo è stato Elon Musk che già nei mesi scorsi ha presentato un suo piano per arrivare sulla Luna, subito seguito da Boeing e Lockheed Martin. Il memorandum di Trump non precisa i tempi e i costi dell’operazione rimandando al bilancio della Nasa del 2019 in discussione nei prossimi mesi. In realtà, una parte del lavoro è già a buon punto perché il Senato americano ha salvato dalla cancellazione di Obama il progetto del grande razzo Sls e della nuova astronave Orion, ormai quasi pronti per il collaudo previsto nei primi mesi del 2019. Rimangono invece ancora da realizzare il mezzo per lo sbarco e il tipo di insediamento nel quale gli astronauti dovranno vivere. Pure l’agenzia spaziale europea Esa guarda alla Luna e già collabora alla costruzione del modulo di servizio (con una partecipazione italiana) di cui è dotata Orion e che le consente di volare a destinazione. Non è da escludere che nella partita americana possa entrare la Russia. A tal fine ci sono stati nei mesi scorsi dei contatti dai quali è nata una speranza. Tutto dipende, però, da uno scenario internazionale difficilmente prevedibile. (Corriere della Sera)

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